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1964

LE PERSONE DA SEMPRE SONO FONTE DI ISPIRAZIONE PER CITROËN

  • Citroën accompagna le evoluzioni della società e si ispira essenzialmente alle persone e al loro stile di vita, una filosofia che si concretizza nella firma di Marca ‘INSPIRED BY YOU’.
  • Un approccio fortemente radicato nella Marca già nel 1936 quando nacque il progetto della 2CV come risposta alle esigenze di mobilità dell’epoca.  
  • Un approccio che prosegue ancora oggi, con Ami -100% ëlectric, la soluzione di mobilità urbana accessibile a tutti, che risponde alle sfide dell’impatto ambientale.

 

 

Negli anni ’80, il Direttore della Comunicazione di Citroën, Jacques Wolgensinger, descrivendo la piccola 2CV, disse: “si tratta certamente dell’incrocio magico tra Pegaso ed un passaverdure”, indicando nel celebre cavallo alato il mezzo fantastico per raggiungere ogni luogo, vicino e lontano, e nel passaverdure l’attrezzo domestico, semplice ed affidabile, presente in ogni cucina ed utilizzabile per mille ricette.

La 2CV era versatile nell’utilizzo ed era adatta per le situazioni più svariate: per i viaggi d’avventura dei giovani degli anni ’60 e ’70, in luoghi lontani ed esotici come l’India o le vette della Cordigliera delle Ande, per i tragitti verso il plesso scolastico dove accompagnare i bambini, fino al supermarket dove fare la spesa ogni giorno.

 

C’è una storia interessante dietro alla Citroën 2CV, l’auto prodotta praticamente uguale a se stessa dal 1948 al 1990 in cinque milioni di unità, derivate incluse. È una storia di fantasia, di pragmatismo e di capacità: la capacità di vedere oltre il già visto, di inventare e soprattutto reinventare, senza dare nulla per scontato.

L’idea fu quella di capire cosa servisse alla gente. Nel 1936 la Michelin, che al tempo amministrava anche Citroën, lanciò un sondaggio, il più grande fatto fino ad allora, intorno alle esigenze dei cittadini riguardo l’automobile. Il risultato fu che l’auto di cui i cittadini avevano bisogno… non esisteva.

Pierre-Jules Boulanger, l’uomo incaricato dai fratelli Michelin di amministrare Citroën dopo la scomparsa del fondatore André Citroën, si prese qualche giorno di ferie per tornare nella campagna dell’Alvernia, dov’era nato, per avere il tempo di analizzare con cura i risultati di quel sondaggio sconcertante. Non fu neppure necessario aprire la cartellina con i lunghi tabulati, tutto era davanti ai suoi occhi: milioni di persone non avevano l’automobile perché non potevano permettersela e perché in gran parte della regione, semplicemente, non c’erano strade.

 

Allora “Père Boule”, come veniva chiamato Boulanger tra i suoi collaboratori, prese uno dei suoi taccuini neri e scrisse che l’auto che si sarebbe dovuto mettere in produzione doveva essere “una sedia a sdraio sotto ad un ombrello, capace di trasportare due contadini, cinquanta chili di patate o un barilotto di vino” e che avrebbe anche dovuto “portare un paniere di uova attraverso un campo arato senza romperne uno”.

 

Gli studi erano a buon punto quando pochi anni dopo scoppiò la Seconda Guerra mondiale, ma neppure quella fermò la futura 2CV che al Salone dell’Auto di Parigi del 1948 era in bella mostra al centro dello stand Citroën.

L’auto era… “strana” e non somigliava a nessun’altra automobile (e nessuna gli avrebbe mai somigliato) ed era leggera perché pesava circa 500kg, ma era in grado di trasportare quattro contadini, le loro patate, il vino e le uova. Grazie a questa leggerezza, pur disponendo di circa 12 cavalli di potenza, era anche agile e consumava poco più di tre litri di benzina ogni cento chilometri.

 

Il suo design, essenziale e funzionale, fu la sintesi del lavoro degli ingegneri del Centro Studi e dello stilista italiano Flaminio Bertoni, che regalò alla 2CV l’aspetto simpatico e sbarazzino che tutti conosciamo. Alcune soluzioni erano sconcertanti per la loro semplicità, come i sedili (comodissimi) sospesi tramite semplici elastici su una leggera intelaiatura d’acciaio, o i finestrini anteriori, pensati per poter mettere facilmente il braccio fuori dal veicolo per indicare la direzione. Del resto, il codice della strada dell’epoca non richiedeva gli indicatori di direzione e anche quando questi necessariamente furono montati, i finestrini restarono così: divisi a metà orizzontalmente e ribaltabili verso l’alto.

 

Il successo di pubblico fu straordinario: come aveva immaginato Boulanger, c’era tutto un mondo che avrebbe visto nella 2CV la soluzione alle proprie esigenze di mobilità!

Citroën non riusciva a star dietro agli ordini che provenivano in abbondanza da tutta Europa e fu costretta a stabilire delle graduatorie di merito tra chi aveva ordinato la 2CV: prima gli indigenti che non potevano permettersi altra auto, poi i medici ed i curati di campagna, i fornai, gli insegnanti e così via fino ai comuni cittadini che vedevano nella “lumaca di latta” un veicolo da usare in città, magari come seconda auto.

Ci volevano cinque anni tra l’ordine e la consegna ed al 133 di quai de Javel, dov’era la sede di Citroën, arrivavano migliaia di lettere, ogni giorno, di gente che implorava la precedenza perché la provvidenza aveva benedetto un po’ troppo la famiglia e c’erano tre bambini da portare a scuola ogni giorno, perché lo zio aveva trovato lavoro fuori città e ci voleva l’automobile per andarci e per mille altre ragioni. Chi scriveva in prosa, chi inviava quartine con tanto di partitura musicale, nella migliore tradizione degli “chansonnier” di Francia.

 

Furono prodotti cinque milioni di esemplari, considerando anche le derivate, moltissimi dei quali tutt’ora in piena efficienza perché fatti per durare, per essere facilmente riparabili, consumare poco e soddisfare esigenze specifiche.

Oggi, nel 2020, le esigenze del trasporto individuale sono profondamente cambiate. Ci sono strade e infrastrutture, c’è una rete globale di satelliti che ci aiuta negli spostamenti di ogni giorno. La tecnologia costruttiva è cambiata, anche grazie a nuovi materiali, inimmaginabili ai tempi del lancio della 2CV.

 

Viene da chiedersi cosa avrebbe fatto oggi Pierre-Jules Boulanger se avesse speso un po’ del suo tempo in una delle nostre grandi città, soffocate dal traffico e dallo smog: come avrebbe risposto ai nuovi stili di vita, che richiedono quotidianamente numerosi spostamenti in zone urbane e periurbane? Cosa avrebbe proposto alle esigenze di chi oggi ha bisogno di spostarsi con agilità e comfort, avendo anche libero accesso al centro città?

Forse, sul suo taccuino nero avrebbe scritto: “voglio una soluzione alle esigenze di mobilità in città, che offra una reale libertà   di movimento per tutti. Un oggetto di mobilità 100% elettrico, compatto,2 posti, che si sposti con agilità a velocità urbana, che possa accedere liberamente al centro città, occupando pochissimo spazio ed essendo, pertanto, facile da parcheggiare”.

Poi avrebbe aggiunto “che sia accessibile a tutti, alle persone di ogni fascia di età, anche agli adolescenti” (all’epoca, per la 2CV, scrisse: “che sia facile da guidare anche per una donna”).

Insomma… Ami – 100% ëlectric !

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