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Citroën 2cv Charleston

La recente presentazione della 2cv Soleil, un’edizione speciale che ha visto la luce soltanto da poco nonostante la sua ideazione risalga addirittura al 1982, ha dato lo spunto per riprendere in esame una storia assolutamente affascinante, quella della Citroën 2cv Charleston. Si tratta infatti di un modello che occupa un posto di assoluto rilievo nella storia dell'automobile, costellata di eventi che l’hanno resa un vero e proprio mito.


Una storia che ha inizio addirittura prima del secondo conflitto mondiale, quando Pierre Joules Boulanger decide di trascorrere un periodo di riposo e svago nella regione dell'Auvergne, la regione centromeridionale della Francia caratterizzata dalla presenza del Massiccio Centrale. Boulanger è l'uomo cui la Citroën aveva affidato qualche anno prima il difficile compito di risanare i bilanci, dopo aver rischiato di chiudere i battenti. A rendere problematica la gestione dell'azienda era stata in particolare la Traction Avant, un modello su cui la Citroën aveva puntato con grande forza, senza rendersi però conto della difficoltà dell'impresa.

Appena arrivato nella regione, Boulanger si rende conto di un fatto quasi sconcertante per lui: pochissimi, infatti, possiedono una automobile, in una regione che ha carattere essenzialmente agricolo. Una constatazione la quale va a tramutarsi in poco tempo in una intuizione fondamentale: creare una vettura in grado di agevolare il trasferimento di una coppia di contadini e della loro mercanzia, anche su un terreno dissestato, senza metterla a repentaglio. Una vettura che deve inoltre essere a costo contenuto, affidabile e semplice nella concezione. Qualcosa che in effetti ancora non esiste.

Una serie di direttive che, tornato in fabbrica, affida a quello che è considerato il miglior progettista disponibile, ovvero André Lefebvre. Proprio a lui viene perciò consegnato il compito di disegnare le linee dell'auto deputata alla sostituzione della coppia di cavalli usata dai contadini dell'Auvergne al fine di trasportare le proprie cose. Il lavoro di Lefebvre termina nel 1939, con il varo della TPV (acronimo di trés petite voiture, ovvero auto piccolissima), in 250 esemplari.
Quando arriva il momento di visionare il lavoro di progettazione, su pista, proprio Boulanger si concede un vero e proprio colpo di teatro, togliendosi il suo Borsalino per sostituirlo con un copricapo da contadino acquistato nel corso della sua vacanza. Se inizialmente coloro che assistono alla prova non si rendono conto delle sue intenzioni, ben presto il quadro diventa del tutto comprensibile: ogni volta che il cappello di Boulanger cade, a causa di movimenti impropri del modello esaminato, lo stesso viene scartato. Alla fine, rimangono soltanto pochi modelli, tra i quali viene scelto quello destinato alla produzione.

Il modello scelto, da un punto di vista puramente estetico, lascia abbastanza a desiderare, ma Boulanger non concede peso a questo difetto, in quanto aveva chiesto di privilegiare la funzionalità, più che l'aspetto. Del resto, in un momento in cui l'Europa vede ridestarsi i fantasmi della guerra, l'estetica di un'autovettura sembra un capriccio, più che un'esigenza.

Arriva la guerra


Con lo sfondamento della linea Maginot da parte dei nazisti, che conduce all'occupazione della Francia da parte della Wehrmacht, anche per la Citroën 2 cv arriva il momento di nascondersi. Boulanger, infatti, ordina ai suoi sottoposti di distruggere tutti i modelli creati sui disegni di Lefebvre, evitando che cadano nelle mani dell'invasore e occorrerà attendere i lunghi cinque anni necessari alla fine della guerra per tornare a parlarne. Anche grazie al salvataggio avventuroso messo in atto nei confronti di tre modelli, rimasti nascosti sotto una specie di capanna.

Ripreso in mano il progetto, però, proprio lui capisce che occorre renderne più gradevole l'aspetto e al fine convoca uno stilista italiano, Flaminio Bertoni, lo stesso cui è stato affidato il compito di disegnare la Traction. Un compito assolto con grande bravura, tanto da conferire alla nuova 2 cv un aspetto non solo più gentile, ma anche una carica di simpatia che ne diverrà un vero e proprio tratto distintivo.

Arrivata sul mercato, la vettura costerà poco più della coppia di cavalli cui si era ispirata, ma molto di meno di qualsiasi altro modello esistente in commercio. Inoltre, è in grado di trasportare non due, ma quattro persone, con sospensioni in grado di renderne gli spostamenti del tutto agevoli.

Un successo travolgente


La reazione dei mezzi di stampa di fronte al suo avvento è del tutto negativa, tanto che in molti si spingono a vaticinarne il fallimento totale. Accade esattamente il contrario, tanto che le richieste vanno ben presto a superare la capacità produttiva della casa. La Citroën è dunque costretta a diramare una circolare, imponendo ai concessionari di privilegiare coloro per i quali la vettura è stata progettata, ovvero contadini, veterinari e altre figure che hanno necessità di spostarsi, ma scarseggiano di soldi per poter magari acquistare una Traction Avant. Per capire il successo incontrato, basti ricordare come in pochi giorni la lista di attesa arriva a due anni e mezzo.

Tra un restyling e l'altro, con interventi anche sul motore, la Citroën 2cv riuscirà a vendere oltre 5 milioni di esemplari tra il 1948 e il 1990, in ogni parte del globo. Una macchina costruita in diverse varianti che ha scritto alcune delle pagine più affascinanti della storia dell'automobile, sino a trasformarsi in un vero e proprio fenomeno di costume, capace di attrarre consensi lungo l'arco di oltre quattro decenni, tanto da essere ricordata ancora oggi, nonostante i quasi tre trascorsi dalla sua uscita di scena produttiva.

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